Cittadinanza

La «cittadinanza» non è pensabile a livello nazionale

La moderna definizione di Stato appartiene all’ideale di Stati nazionali sovrani ed esclusivi: gli Stati dispongono di spazi sociali, politici e geografici chiaramente delimitabili. Ogni «popolazione di uno Stato» vive in un «territorio statale» ed è soggetta in questo territorio a un’«autorità statale». I movimenti transfrontalieri di persone, beni, idee, informazioni e capitale dimostrano che la pratica è ben lontana da questo ideale. Le persone intrattengono relazioni oltre i confini. Alcune vivono nello Stato di appartenenza. Altre sono emigrate. Altre ancora vivono contemporaneamente in diversi Stati. Mentre alcune appartengono a un unico Stato, altre hanno diverse cittadinanze e altre ancora sono apolidi.

Le cittadinanze e appartenenze multiple contraddistinguono una fetta di popolazione sempre più importante. I confini sociali apparentemente chiari tra «noi» e gli «altri» si dissolvono. Le differenze tra le categorie «svizzeri» e «stranieri» sono sempre meno nette. Sempre più persone sono «sia» che «anche». Anche le linee di demarcazione territoriali vengono messe in discussione dalla crescente intensità delle interdipendenze transfrontaliere: la «cittadinanza» non è più pensabile unicamente all’interno di confini di stato nazionali.

La cittadinanza regola il rapporto tra lo Stato e i suoi cittadini. Lo Stato e i cittadini sono collegati tra loro da una serie di diritti e doveri reciproci. Questi «diritti di cittadinanza» e «doveri di cittadinanza» non sono fissi, si sono modificati nel corso del tempo e sono destinati a trasformarsi anche in futuro.

Oggi le cittadine e i cittadini svizzeri non hanno solo il diritto di voto e l’elettorato attivo e passivo, ma sono anche liberi di stabilirsi ovunque nel paese e di rientrare in Svizzera. La Svizzera ha il divieto di espellere i suoi cittadini oppure di estradarli in un altro Stato. All’estero la Svizzera garantisce protezione diplomatica ai suoi cittadini. Dall’altro lato i cittadini sono tenuti a prestare il servizio militare, un servizio civile alternativo oppure il servizio di protezione civile.

Nel 2016 il 23,8 per cento della popolazione svizzera residente di età superiore ai 15 anni non possedeva un passaporto svizzero, il 63,4 per cento aveva un passaporto svizzero e il 12,8 possedeva un ulteriore passaporto oltre a quello svizzero.

Non è noto il numero esatto di cittadine e cittadini svizzeri che vivono al di fuori della Svizzera. Le rappresentanze svizzere all’estero rilevano però da quasi cent’anni quanti cittadini svizzeri sono registrati presso di loro. Nel 1926 – all’inizio dei rilevamenti – si contavano 200 000 «svizzere e svizzeri all’estero». 90 anni più tardi il numero era già salito a 570 000. In proporzione si tratta di un numero di immigrati maggiore rispetto a qualsiasi altro paese d’Europa.

Le cittadine e i cittadini svizzeri possono votare ed eleggere e possono candidarsi per cariche politiche. Questi diritti politici possono essere esercitati non solo da cittadini svizzeri in Svizzera, ma anche da quelli che vivono all’estero.

Per poter eleggere e votare, i cittadini svizzeri devono però presentare una domanda a parte. La comunicazione al comune di voto – il comune di origine oppure l’ultimo comune di residenza – deve essere rinnovata regolarmente. Questo ostacolo potrebbe essere il motivo per cui oggi solo 160 000 cittadini svizzeri che vivono all’estero fanno valere i loro diritti politici in Svizzera.

I cittadini svizzeri all’estero con diritto di voto rappresentano solo il 3 per cento dell’«elettorato». In termini assoluti, le «svizzere e gli svizzeri all’estero» iscritti nei registri elettorali corrispondono però al numero di aventi diritto di voto di un Cantone medio-grande.

I cittadini e le cittadine svizzere hanno diritti politici, indipendentemente che vivano in Svizzera o all’estero.

Nel 1975 – quattro anni dopo che le donne avevano ottenuto il diritto di voto – le svizzere e gli svizzeri all’estero hanno potuto esercitare effettivamente i loro diritti politici. All’inizio poteva però votare solo chi rimpatriava e dimostrava così «l’attaccamento alla popolazione e alla patria». Ma solo con l’introduzione nel 1989 dell’invio del voto per corrispondenza, molti cittadini svizzeri all’estero poterono far effettivamente valere il proprio diritto di voto.

Nel novembre 2018, l’Organizzazione degli Svizzeri all’estero (OSE) ha consegnato alla Cancelleria federale una petizione chiedendo l’introduzione del voto elettronico per tutti gli Svizzeri all’estero affinché possano esercitare all’estero i loro diritti di voto

La Svizzera è suddivisa in 26 circoscrizioni elettorali. In queste circoscrizioni elettorali possono candidarsi anche «svizzere e svizzeri all’estero». In Svizzera non esistono, come ad esempio in Italia, Francia o Portogallo, delle proprie circoscrizioni elettorali per cittadini che vivono all’estero.

Nel 2007 il consigliere nazionale socialista zurighese Mario Fehr rivendicò con una mozione una «rappresentanza diretta dei cittadini svizzeri all’estero nel Parlamento federale». Questa proposta è stata insabbiata. Nel 2009 attraverso un’iniziativa parlamentare, Carlo Sommaruga, Consigliere nazionale socialista, chiese per i cittadini e le cittadine svizzere all’estero seggi garantiti nel Consiglio nazionale e nel Consiglio degli Stati. Questa richiesta fu respinta di misura.

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vai a inizio pagina Ultimo aggiornamento 13.02.2019