Tavola rotonda: proseguire gli studi dopo la fuga

Berna, 25.05.2022 - In questo momento stanno arrivando ogni giorno in Svizzera rifugiati dall’Ucraina, ma anche dall’Afghanistan, dalla Siria, dalla Russia e da altri Paesi. Tra di loro ci sono numerosi studenti e diplomati universitari che vorrebbero continuare gli studi o acquisire qualifiche aggiuntive presso le scuole universitarie svizzere, ma farlo è tutt’altro che facile. Nel nostro Paese molte di queste persone vengono dequalificate perché i loro titoli spesso non sono riconosciuti. Incontrano inoltre non poche difficoltà quando cercano di accedere a corsi linguistici più approfonditi o agli esami d’ammissione, e non di rado devono passare da un istituto di formazione all’altro prima di riuscire a proseguire il proprio percorso formativo. Tanto per i rifugiati quanto per la società svizzera questi ostacoli all’istruzione impediscono lo sfruttamento di un potenziale di per sé immediatamente disponibile. Per cambiare questo stato di cose, la Commissione federale della migrazione (CFM) e l’Unione Svizzera degli e delle universitari-e (USU) hanno organizzato una tavola rotonda sul tema "Proseguire gli studi dopo la fuga", durante la quale verranno esaminate alcune possibili soluzioni.

Circa 70 rappresentanti delle autorità nazionali e cantonali, di varie scuole universitarie e del mondo della politica nonché alcuni diretti interessati hanno partecipato alla tavola rotonda per discutere soprattutto di come agevolare l'accesso dei rifugiati alle scuole universitarie in Svizzera.

L'evento è stato inaugurato da Dimitri Sudan, responsabile del dipartimento relazioni internazionali di swissuniversities, Cornelia Lüthy, vicedirettrice della Segreteria di Stato della migrazione (ambito direzionale Immigrazione e integrazione), e Mathieu Crettenand, delegato all'integrazione presso l'Università di Ginevra.

Nel discorso di benvenuto, Dimitri Sudan ha ricordato che "l'accesso dei rifugiati a una formazione superiore non riguarda unicamente il settore dell'integrazione, ma anche quello della formazione. Solo uno sforzo coordinato di tutte le parti coinvolte consente di superare le sfide strutturali e finanziarie".

Cornelia Lüthy ha aggiunto che "un'integrazione durevole nel mercato del lavoro è possibile soltanto se si dispone di una formazione solida".

Mathieu Crettenand, unico delegato all'integrazione di una scuola universitaria svizzera presente all'evento e responsabile di programma all'Università di Ginevra, ha presentato "Horizon académique", un programma modello finalizzato a incoraggiare e sostenere in modo personalizzato i rifugiati altamente qualificati a reinserirsi nel mondo accademico. Al momento, il programma conta 276 iscritti.

Adesso sta ad altri Cantoni e ad altre scuole universitarie fare la loro parte.

Per garantire la (re)integrazione formativa dei rifugiati altamente qualificati, è necessario che anche altri Cantoni e altre scuole universitarie si mobilitino. Ma come? È la domanda a cui hanno cercato di rispondere durante la tavola rotonda Metin Turker, responsabile di progetto presso il "Bureau de l'intégration des étrangers" di Ginevra, René Graf, vicedirettore Insegnamento alla Scuola

universitaria professionale della Svizzera occidentale (HES-SO), Simone Keller, membro del consiglio di amministrazione dell'associazione "Offener Hörsaal" di Basilea, Elischa Link, co-presidente dell'USU, e Julien Eggenberger, consigliere cantonale PS Vaud.

La formazione è un diritto fondamentale. Per concretizzare tale diritto occorrono un impegno politico chiaro e condizioni generali che favoriscono l'accesso alla formazione superiore. Se le autorità, le scuole universitarie, la società civile e la politica si muovono nella stessa direzione, anche i rifugiati e le persone in cerca di protezione possono accedere alla formazione superiore.

Gli ostacoli che si frappongono alla formazione

L'evento è stato moderato da Fatemeh A. e Sherefedin M., rispettivamente iraniana ed eritreo di nascita ed essi stessi rifugiatisi in Svizzera. Nel nostro Paese Sherefedin M. ha studiato pedagogia sociale e Fatemeh A., che ha già conseguito un bachelor in legge in Iran, è ora iscritta al secondo semestre di giurisprudenza. Sebbene capisca le ragioni per cui sia stato difficile far riconoscere il suo titolo in Svizzera, Fatemeh A. ritiene superflui molti degli ostacoli che ha dovuto superare per proseguire gli studi: "Quando sono arrivata in Svizzera, ho alloggiato in un centro d'asilo molto distante dal paese più vicino. Non c'erano autobus e l'unico mezzo per spostarsi era un servizio di navetta messo a disposizione dal centro tre volte al giorno. Per poter frequentare un corso di tedesco gratuito, mi svegliavo alle 4.00 del mattino e facevo due ore di strada a piedi". Neppure una sua ex assistente sociale le ha fornito molto aiuto. A più riprese le è stato ripetuto che doveva accantonare l'idea di studiare. Soltanto attraverso il progetto "START! Studium" dell'Università di Zurigo è riuscita a trovare l'appoggio necessario per affrontare il processo di ammissione. Fatemeh A. è contenta di aver persistito e potere adesso portare avanti i suoi studi. Le esperienze di Fatemeh A. e Sherefedin M. esemplificano quelle di molti altri rifugiati.


Indirizzo cui rivolgere domande

CFM (in tedesco): Bettina Looser, bettina.looser@ekm.admin.ch, T +41 58 465 62 03, T +41 76 390 48 21
CFM (in francese): Etienne Piguet, etienne.piguet@unine.ch, T +41 79 744 28 20
USU: Marina Bressan, marina.bressan@vss-unes.ch, T +41 79 453 65 94



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Ultima modifica 17.12.2021

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